domenica 27 dicembre 2015

Il Centro Nazionale di Emigrazione di Milano

Il Centro Nazionale di Emigrazione di Milano prese vita nel 1947 (prima stava a Torino). I locali si trovavano nell'ex-caserma Garibaldi di Piazza S. Ambrogio 3.


I Centri di Emigrazione hanno il compito di provvedere al raggruppamento, all’alloggiamento, alla vittuazione e all’assistenza in genere dei lavoratori che emigrano o rimpatriano e delle loro famiglie. Data la natura dei compiti stessi, i Centri hanno continui rapporti, oltreché con gli Uffici del Lavoro, con le Commissioni dei Paesi esteri incaricate di effettuare la selezione che comporta l’accertamento del possesso da parte dei lavoratori stessi dei requisiti professionali e fisici per il lavoro cui devono essere destinati. I Centri di Emigrazione hanno sede nelle località più idonee alle operazioni di espatrio e di rimpatrio dei lavoratori(1).





©Alberto Rozzoni 2015

©Alberto Rozzoni

©Alberto Rozzoni 2015

©Alberto Rozzoni 2015

S. Ambrogio ©Alberto Rozzoni 2015


©Alberto Rozzoni 2015
Via Ferrante Aporti  ©Evaristo 2000 (link)
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(1) ARCHIVIO CENTRALE DELLO STATO Roma, Attività degli uffici del lavoro e della massima occupazione. Centri di emigrazione. 1950-1954 20/003 Cartella 21 Fascicolo 12H Perugia Sottofascicolo 1950-1954

mercoledì 23 dicembre 2015

CHARGEUR DE COKE - un umbro che sposa un'italiana in Francia

Non è un caso: gli italiani, particolarmente gli umbri in questo caso, pur emigrati all'estero, si sposano tra italiani e particolarmente tra compaesani.
Due le possibilità:
a) lui torna a Gubbio (o in altra cittadina), durante l'estate, e sposa la ragazza che è sempre stata nel suo cuore (o che era già la sua fidanzata prima di partire);
b) lui conosce la ragazza nell'ambito della comunità italiana (eugubina) locale e sposa la ragazza che magari è nata a Villerupt/Thionville, ma di famiglia umbra).

Eccone un esempio.

Rinaldo Sabatini è chargeur de coke in Lorena.
Nella foto, vediamo il suo ritratto: è giovane, non sorride, lo sguardo è teso. Figlio di Giuseppe e di Assunta Menggelli (sic), è nato nel 1937, in Umbria, a Nocera Umbra e vive a Audun-le-Tiche (5, rue de l'Alzette), nella Moselle.

Nel fine luglio del 1961 ha deciso di sposarsi, a Audun-le-Tiche con un'italiana, di quattro anni più giovane, Bruna Sarnari, nata anch'ella a Nocera Umbra.

Hanno avuto una figlia, nel 1963, Daniela, che è nata a Villerupt.

Rinaldo Sabatini ha conservato la nazionalità italiana.

Su che cosa abbia a testimoniare, noi, lo ignoriamo.

Lo chargeur de coke è un manovale che carica il carbon fossile.


sabato 19 dicembre 2015

La festa del Natale e della Befana per gli italiani di Nancy (Meurthe-et-Moselle), della Mosella e della Sarre

Siamo negli anni '50.

Nel 1953(*), il console italiano a Nancy (Meurthe-et-Moselle), G. L. Martina, invia un telespresso al Ministero degli Esteri e per conoscenza all'Ambasciata d'Italia a Parigi, relazionando quanto fatto in occasione delle feste natalizie nelle comunità italiane d'Oltralpe.

Il 4 gennaio il Comitato italiano di assistenza ha organizzato una festicciola alla Casa d'Italia nella città di Nancy, in occasione del Santo Natale, riunendo 150 bimbi dai 6 ai 12 anni (con i loro genitori), al fine di distribuire pacchi-dono, giocattoli e una merenda.

 
TELESPRESSO - COMITATO ASSISTENZA NANCY 



L'indomani, il quotidiano l'Est Républicain del 5.01.1953 accorda un trafiletto all'evento.

TRADUZIONE:
A casa dei piccoli italiani di Nancy
S'è svolta domenica pomeriggio a Casa Italia la festa di Natale organizzata dal Console italiano per i bimbi del Paese lontano attualmente residenti nella capitale lorenese.
Si notava la presenza del Console d'Italia Martina, accompagnato dalla consorte, Presidente onorario del Comitato di Accoglienza e dal Presidente in carica, il signor Montrénor.
I circa 125 bambini presenti hanno beneficiato di una ricca merenda e di bellissimi giocattoli attorno all'abete  illuminato mentre un gruppo di voci bianche eseguiva un coro particolarmente riuscito.

Trafiletto dell'Est Républicain 05/01/1953


La festa della Befana, chiamata Festa dei Bambini, ha luogo nella Casa d'Italia, a Nancy. Riporta l'evento il giornale italiano Voce d'Italia del 18 gennaio 1954. Stavolta la merenda prevede cioccolata calda e biscotti.
Nel frattempo, il nuovo console è Giovanni Mayr, assistito dal Presidente del Comitato, il sig. Montrésor (**).
Si parla anche di pacchi viveri per le famiglie bisognose e generi di conforto per i degenti di ospedale.
Festa dei bambini della Colonia 4 gen 1954

Ancora nel 1954,  l'Est Républicain, subito dopo Natale, dedica nuovamente un articolo (stavolta con anche una  foto). Qui, ci siamo spostati nella Sala delle Feste del Consolato, i bimbi sono scesi a un centinaio, ma sempre c'è profusione di doni e di ghirlande attorno all'albero illuminato.
Ad animare la festa pomeridiana, una lotteria con tombola -  cui partecipano anche gli ex-combattenti - con un ricco montepremi (47, per la precisione), tra cui un motorino e due biciclette.


Natale 1954 Est Républicain


I pacchi viveri per le famiglie bisognose, i doni per i degenti degli ospedali, per i detenuti nelle case di pena, i sussidi in denaro per vecchi bisognosi. Di che cosa si trattava, in effetti? E quali erano i criteri di selezione?


Il console scrive un telespresso (non riprodotto qui) al MAE in cui dice che  le famiglie bisognose sono state divise in tre categorie, a seconda del numero delle persone a carico.

1^ categoria (8 persone a carico)
4 kg di spaghetti
3 kg di riso
2 kg di zucchero
250 g di caffè
500 g di cioccolata
2 scatolette di pomodoro
giocattoli

2^ categoria (6 persone a carico)
4 kg di spaghetti
3 kg di riso
2 kg di zucchero
250 g di caffè
500 g di cioccolata
2 scatolette di pomodoro
giocattoli

3^ categoria (4 persone a carico)

2 kg di spaghetti
1 kg di riso
1 kg di zucchero
250 g di caffè
300 g di cioccolata
1 scatoletta di pomodoro
giocattoli

I giocattoli consistono in: una scatola di di matite colorate e un album da disegnare.

I nominativi delle 37 famiglie sono stati forniti dal Servizio Sociale della mano d'opera (sic) straniera e dalle Missioni Cattoliche. (***)

Quanto ai ricoverati negli ospedali (Mosella e Sarre), i doni ricevuti sono:
UOMINI   (176)  1 panettone da 250 g e 1 pacchetto di sigarette
DONNE     (41)   1 panettone da 250 g e 1 tavoletta di cioccolata
BAMBINI (131)  1 panettone da 250 g e 1 tavoletta di cioccolata + 1 giocattolo

9 detenuti italiani nelle prigioni francesi della Mosella e della Sarre hanno ricevuto 9 pacchetti ognuno con 1 panettone e 1 pacchetto di sigarette.

Sono stati assegnati 45 sussidi in denaro a vecchi bisognosi (si ignora il quantitativo in franchi).

A ogni pacco è stato spillato, con un nastrino tricolore, un biglietto con la seguente dicitura: Gli italiani della Mosella e della Sarre con i migliori auguri per il natale ed il Nuovo Anno.

Al Missionario italiano di Saarbucken, Rev. Micheloni, sono stati consegnati «20 pacchetti contenenti qualche dolciume ed un giocattolo per altrettanti bambini poveri di questa collettività italiana».
In totale, sono stati racimolati 200 000 franchi con la vendita dei calendari del 1955 (l'anno che verrà).
Il tutto a firma del Console reggente, G. Flores.


Rapporto di assistenza connazionali nel gennaio del 1954


CREDITS:  Fondi Archivio Diplomatico della Farnesina da me consultati

____________________
(*) C'è un errore nella data battuta a macchina sul documento che indica: 1952.
(**) Non si capisce se il Presidente del Comitato si chiami Montrénor o Montrésor (o magari in altro modo ancora).
(***) (***) Probabilmente anche degli altri dipartimenti, ma il telespresso a disposizione riguarda il Consolato d'Italia a Metz (27/12/1954)

mercoledì 16 dicembre 2015

La famiglia

Ecco un'altra bella foto della famiglia Ceccacci che vive a Villerupt da prima del 1950, in una posa-non-posa molto intima e naturale.
Dietro la mamma Antonia, ci sono Furio, Carlo e Alvaro. Marie-Gabrielle è accanto alla mamma. Davanti a loro c'è il babbo Ubaldo mentre guarda un'immagine devozionale.
Nella carrozzina che si scorge a lato, c'è l'ultima nata, Anna Vera.

La foto è stata scattata in casa da Roland Belardi, cugino di Furio Ceccacci, proprietario di questa foto.



FAMIGLIA CECCACCI 1950 VILLERUPT
©Furio Ceccacci




martedì 15 dicembre 2015

A tavola con gli eugubini

La tavola non  è soltanto il luogo attorno al quale si parla. Esso dà occasione di convivialità, discussione, espressione di una cultura condivisa, condivisione di una nuova cultura con vecchi amici, di una vecchia cultura con nuovi amici.

Qui sotto la famiglia Belardi, zii di Furio Ceccacci (proprietario delle foto).
Nella foto n° 2 si può osservare che dentro ai bicchieri di vino c'è un cucchiaio, come si nota anche una bottiglia di rum (evidentemente allungato nel vino). A lato una grossa brioche.


Foto n. 1 Alle due estremità, Errico Belardi  e sua moglie Rosa, zii di Furio Ceccacci.
Al centro, il figlio Fernand con la nuora Fernande.
Errico è fratello della mamma di Furio
Foto anni '50


Ma il dolce non è italiano. È un enorme pain viennois, ma con ingredienti salati dentro, una brioche napolitaine. Credo che in Italia si chiami Danubio,Il luogo è la Cité ouvrière de Butte à Villerupt.
[Cité de Butte]


sabato 12 dicembre 2015

Da Villerupt al Lussemburgo

Durante la crisi siderurgica che in Lorena si farà sentire più forte dal 1961, alcuni giovani eugubini in cerca di un lavoro senza rischi (e meglio pagato), emigreranno nel limitrofo Granducato lussemburghese.

Qui una delegazione di eugubini già stanziati a Villerupt. Si riconoscono: Fernando Bocci (cugino di mia madre, l'uomo con gli occhiali da sole) e due dei fratelli Ceccacci, Alvaro e Furio.
Il luogo è la Mostra Universale del Lussemburgo (L'expo universelle du Luxembourg). La delegazione è andata perché viene presentato il folklore, a Lussemburgo, come il Palio della Balestra di Gubbio. Siamo nel 1958.

Fernando Bocci si trasferirà di lì a poco in Lussemburgo (come anche suo fratello Cesare, che però rientrerà in Italia alla fine del 1969).  Fernando vive tuttora lì, insieme con la sua famiglia.




LUXEMBOURG, 1958
©Furio Ceccacci

martedì 8 dicembre 2015

lunedì 7 dicembre 2015

Cartoline prima di partire, cartoline appena arrivati

Queste tre cartoline sono state spedite da Armando (Piero) Spaccini, nei giorni del suo arrivo al Centro nazionale di Emigrazione di Milano e ce n'è un'altra, attestante il rientro in Francia di mio padre dopo un evento importante della sua vita. 

Sono in bianco e nero, in grigio oppure in bianco e nero ridipinte a colori, come usava all'epoca.

Le prime due vengono inviate da Milano a Gubbio (PG), nel 1955, poco prima di prendere il treno che condurrà il giovane eugubino nella Lorena francese. La terza è spedita da Nancy, nel 1957, a un nuovo arrivo in Francia, dopo il matrimonio. 

Sono tutte e tre indirizzate ad Annamaria Alunno (nel testo *Alunni*), prima fidanzata poi moglie (mia madre).


 CARTOLINA N. 1 - Panoramica di Milano dall'alto. Al centro si riconosce Porta Sempione, o meglio l'Arco della Pace (sul percorso Parco Corso Sempione Piemonte)


Sul retro sta scritto: Milano 28 (cancellato)
Parto questa mattina per la francia alle ore 6
Baci e saluti Piero
[il timbro postale indica che la cartolina è stata spedita il 28.07.1955]



CARTOLINA N. 2 - Milano, Piazza del Duomo



Sul retro, sta scritto:
Milano, 27.7.1955
Passato visita Tutto bene Attendo partensa (sic) Tanti saluti e tanti tanti bacioni da chi sempre ti pensa e ti ama per sempre 
Piero
[di traverso, a sinistra] ora sono le 2.30 
[sul lato destro]  Saluti alla tua famiglia e tutti

La cartolina è indirizzata alla sig(g)norina  Anna Alunni (la fidanzata), la quale abita a Gubbio, in via Pietro Marianelli n. 21.





CARTOLINA N. 3 - Nancy (Francia), la rue Saint-Jean





Sul retro della cartolina sta scritto:
Tanti saluti e baci a tutti
tutto bene
segue lettera 

(qui mamma è diventa sua moglie e abita ora nella
casa eugubina di mio padre, in via Vincenzo Armanni 11)













Le buste-paga dei lavoratori emigrati in Lorena

Ecco  tre buste-paga intestate a un emigrato italiano in Francia:

1) Bulletin de salaires (sic) del 31 agosto 1955 intestato a Spaccini Armando impiegato come muratore presso l'impresa di trasporti pubblici SIEGRIST-BONI di Nancy (R.C. 41.248), con sede in rue du Lieutenant Crépin di Nancy.

Non c'è salario fisso, il lavoratore viene così pagato:

96 ore          a 145 FF
30 ore          a 181 FF straordinari (heures supplémentaires)
54 ore e 1/2 a 217 FF straordinari (heures supplémentaires)
per un totale di salario lordo che ammonta a 31.176.

Come è rilevabile dal cedolino, il lavoratore emigrato ha diritto all'assistenza mutualistica di cui si fornisce il  numero (Sécurité Sociale n,  ) e il cui computo mensile viene dedotto dal salario grezzo del lavoratore in ragione di 1964 FF.
Il salario netto è dunque di 29 212 franchi francesi.
Il lavoratore in questione non aveva ancora diritto, all'epoca, agli assegni familiari (allocations familiales) in quanto celibe.

busta paga datata 10.09.1955
riguardante il mese lavorativo di agosto
prima busta-paga di Armando Spaccini
 29 212 FF la paga per quel mese di agosto 1955


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2) La PAIE (paga) che va dal del 1° al 18 novembre  1955 sempre intestata ad Armando Spaccini e sempre per la ditta Siegrist-Boni di Nancy

rileva che il muratore Armando Spaccini ha lavorato per un totale di 119 ore, vale a dire con una media di 6, 6 ore al giorno tutti i giorni. Poiché ha effettuato un viaggio di famiglia (non è dato sapere di più), gli sono stati dedotti 1 098 FF
Si noti che la busta paga è corretta a mano nella parte dell'intestazione: è stato cancellato a penna il nome di Boni (Jean) e aggiunto sempre a penna, il nome dell'altro socio, Siegrist. Per contro, non compare la dicitura impresa di lavori pubblici, bensì impresa di edilizia [bâtiments (sic)].


busta paga della ditta Siegrist-Boni
novembre  1955


16 337 FF la paga per quei 18 gg. di novembre 1955.


________________



3) La PAIE data ad Armando Spaccini dal nuovo datore di lavoro G. SORCI, titolare di un'impresa di edilizia e lavori pubblici, sita a Thil (cittadina della Meurthe-et-Moselle, prossima a Villerupt).al n. 9 della rue des Déportés:
anche qui ore di straordinariato.
La paga di 14 955 viene poi decurtata a 13 014 e infine si riduce drasticamente di 7 000 FF, giustificati con la dicitura CONTRAT (contratto). Il lavoratore ha guadagnato 6014 franchi netti.


busta paga della ditta G. Sorci
data non pervenuta



Qual era il valore del franco francese nel 1955?   1 kg di pane costava circa 57 FF.

Il convertitore con dati INSEE dice che 1000 (mille) FF del 1955 equivalevano a 20 euro di oggi.
Fate un po' voi i conti.


THIL 

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Credits: Armando Spaccini
photo: ©Jacqueline Spaccini

giovedì 3 dicembre 2015

L'inno di Sant'Ubaldo

Bibliotemediateca di Santa Cecilia
Cliccando qui, si ha tutto quanto sia catalogato sotto Gubbio/sez. Etnomusicologia


L'inno di Sant'Ubaldo registrato nel 1956

  • titolo: Inno a S. Ubaldo
  • Fonte del titolo: Schede da campo - Mod. RAI 000026 - dattiloscritto - Catalogo Folk-d.s.
  • INCIPIT: O lume della fede
  • Data: 13.12.1956
  • Località: Gubbio (Perugia)
  • Regione: Umbria
  • Nazione: Italia
  • Soggettazione: Inno, S. Ubaldo
  • Esecuzione: voci maschili
  • Esecutore: Maestro: Federico Fofi, 56, meccanico; Cantori: Federico Turbesi, 31, meccanico; Paris Baldacci, 25, falegname; Ciro Morotti, 32, barbiere; Vladimiro Ghigi, 36, impiegato; Giorgio Gini, 27, legale; Giulio Berettoni, 18, studente; Piero Salciarini, 21, fornaiio; Armando Baldelli, 32, operaio; Argante Panselli, 28, meccanico; Ubaldo Grilli, 20, ebanista; Giuseppe Balducci, 23, calzolaio; Pio Farneti, 53, Vigile Urbano; Dagoberto Morena, 30, meccanico; Ubalo Baldelli, 24, meccanico; Massimo Palazzari, 21, elettricista; Enrico Baldelli, 28, ciclista; Furio Orsini, 19, studente; Carlo Mariotti, 40, commerciante.

Da banda:


ALTRA VERSIONE:

9.365
Caricato il 09 nov 2009 da Nicola_ds
Inno a Sant'Ubaldo, patrono di Gubbio

O lume della fede,
della Chiesa splendore,
sostegno d' ogni core,
Ubaldo Santo.

Voi che aborriste tanto
ogni terreno affetto
riempite il nostro petto
d'amor superno.




Fratello, Padre e Guida,
Maestro nella fede,
mostrate a chi non crede
la vera vita.

Sia gloria al Padre e al Figlio
ed al divino Amore
e noi col Protettore
il Ciel coroni.
  • Categoria

  • Licenza

    • Licenza YouTube standard




Credits : 1. MEDIATECA SANTA CECILIA
http://bibliomediateca.santacecilia.it/bibliomediateca/
              2. EUROPEANA COLLECTIONS                               http://www.europeana.eu/portal/record/10702/C0611E409FC5C5FEF24B40ECD60412331A776885.html

mercoledì 2 dicembre 2015

Le ricette eugubine e umbre esportate all'estero

La ricetta qui riprodotta in foto (così come le prossime ricette) è tratta da UMBRI NEL MONDO, una rivista/giornale di 4 o più fogli che veniva inviata e distribuita gratuitamente a tutti gli umbri sparsi per il mondo. Il periodico - che riprendeva il nome dell'Associazione nata negli anni '70 - aveva una tiratura dichiarata di 12 000 copie.


La prima ricetta che pubblico è quella dei cappelletti (altrove li chiamano tortellini, ma sono diversa cosa) in brodo.


Piatto tipico del Natale che richiede tanta cura e tanta pazienza. I cappelletti in brodo vogliono dire Gubbio ovunque ci si trovi. È il legame con la terra avita.






Non solo gli eugubini di Gubbio, ma anche quelli trapiantati in Francia, a Villerupt e zone limitrofe, preparavano i cappelletti in brodo per il giorno di Natale. Il cibo, dopo la lingua, àncora l'emigrato/immigrato al paese lontano, lo fa sentire meno distante.

Ancora oggi, mia madre Annamaria che ha 80 anni, li prepara - fa tutto lei all'inizio alla fine - la notte del 24 e termina di confezionarli alle due del mattino. 
Il brodo è di carne, con aggiunta di gallina o di cappone e carote e sedano. La mamma non mette mortadella, solo prosciutto crudo di montagna.

Come si conservano le radici? Attraverso il cibo e la lingua. L'identità non è forse un elemento prioritario della vita di una persona, però di tanto in tanto si ha l'esigenza di chiedersi da dove veniamo per sapere eventualmente dove tornare o da dove ricominciare.

Scriveva un personaggio di Pavese:

  • Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. (La Luna e i falò, cap. I)

Ancora oggi, a casa mia mangiamo tutti insieme i cappelletti, attorno alla tavola imbandita per il pranzo, il giorno di Natale.

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Credits: UMBRI NEL MONDO (il periodico è conservato nella mediateca del Museo Regionale dell'Emigrazione di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia)

domenica 1 novembre 2015

Storia di una famiglia di Gubbio emigrata a Villerupt: i Ceccacci

la storia della famiglia Ceccacci 
(testimonianza di Furio Ceccacci)

           In seguito alle molteplici difficoltà economiche conosciute a Gubbio per locare un lavoro stabile e che permettesse di far vivere degnamente la sua famiglia, mio padre d'accordo con mia madre decide di partire per la Francia, provvisto di contratto e di documenti.
     Si unisce a un gruppo di eugubini nelle sue stesse condizioni; alcuni hanno già lavorato in Francia, prima della guerra, e parlano francese.  Nel 1946, questo gruppetto entra illegalmente in Francia, attraversando le Alpi clandestinamente e, dopo molte peripezie, il gruppo riesce ad arrivare in Francia, a Villerupt. 

La famiglia Ceccacci intorno al 1948
     
Mio padre ritrova i fratelli di mia madre, rimasti in Francia e si mette di buona lena a cercare un lavoro nella sua professione di muratore. La cosa non è troppo difficile: appena dopo la guerra bisogna ricostruire le case demolite dai bombardamenti, e trova un impiego presso l'impresa Gustave Danton di Villerupt.

Qui, già lavorano parecchi operai provenienti da Gubbio e altri ne verranno in seguito, mi ricordo ancora qualche nome: oltre a mio padre, Ceccacci, ci sono i Nafissi padre e figlio, Nardelli, Minelli, Bocci, etc... quelle stesse persone che poi saranno all'origine della festa dei Ceri a Villerupt.

Altri lavorano nelle fabbriche e nelle miniere, Aubrives Villerupt, Micheville, Terres Rouges. Avendo constatato il buon lavoro di mio padre, è proprio Gustave Danton che fa tutte le pratiche necessarie per regolarizzare i documenti e di permessi necessari: certificato di residenza e di lavoro. Gli propone anche un alloggio. Un anno dopo, mio padre fa domanda di ricongiungimento familiare.


IL REGISTRO DELL'ARCHIVIO DI GUBBIO CHE ATTESTA LA PARTENZA
DA GUBBIO DELLA MOGLIE DI UBALDO CECCACCI E DEI FIGLI 


Mia madre ne fa richiesta al Comune di Gubbio che le consegna un certificato di cambio residenza, il 30 settembre 1947; in data 28 agosto 1947, richiede anche un passaporto a nome di Belardi Antonia in cui compaiono anche i  quattro figli, nati tutti a Gubbio. Il documento le viene consegnato il 19 settembre 1947, ragione della richiesta «atto di chiamata», prezzo 1 114 (millecentoquattordici) lire.


La stessa famiglia dieci anni dopo



Il passaporto è rilasciato dall'ufficio regionale di Gubbio, n° 662294P, n° di registro 1627 a firma del sindaco di Gubbio. Il 4 ottobre 1947 ottiene l'autorizzazione dell'ONI (office national de l'immigration) di Torino, dopo una visita medica atta a sincerarsi del buono stato di salute della famiglia. Entra in Francia il 21 ottobre 1947.


Il visto l'ha dato l'ONI, è valido dalla frontiera, per entrare in Francia fino a Villerupt, timbrato per accordo dalla Sécurité Nationale Direction des Renseignements Généraux, poi vistato dal Commissariato di polizia di Villerupt all'arrivo due giorni dopo, il 23 ottobre 1947.

Per il  rinnovo del passaporto che aveva validità annuale è incaricato il Consolato italiano di Nancy in Meurthe-et-Moselle e di Metz per la Mosella.


Furio Ceccacci
e-mail del 5/11/2015


un 15 maggio a Villerupt

Movimenti migratori umbri (1953-1962)

L'ingaggio - la prassi 

In genere, la prassi era questa: un parente, un amico o comunque un compaesano (il reclutamento avveniva spesso su base regionale) forniva al proprio datore di lavoro un nominativo. L'impresa o società avrebbe poi presentato richiesta individuale (lettre d'appel individuelle) al Ministero del Lavoro italiano.

Dopo che la società/ditta francese aveva inviato richiesta individuale con il nominativo del lavoratore al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale (MLps), questo stesso inoltrava la richiesta all'ufficio del lavoro provinciale e/o al Centro di Emigrazione Regionale.
Dopo questo passaggio, il futuro emigrante poteva richiedere il passaporto per motivi di lavoro.



Il foglio del Centro Emigrazione di Arezzo sezione del Ministero del Lavoro
e della Previdenza Sociale - Ufficio del Lavoro attestante la candidatura di un lavoratore,  n. di
passaporto e indicazione del Paese estero di destinazione (Francia)



A questo punto, il lavoratore pronto a partire con tutta la documentazione in regola, riceveva un biglietto ferroviario di 3^ classe (per sé e - nel caso - per l'accompagnatore/accompagnatrice) per la tratta che partiva dalla sua città (Perugia) al Centro Nazionale di Emigrazione, a Milano.



Biglietto ferroviario dell'emigrante
ARMANDO SPACCINI
PERUGIA-MILANO 6 luglio 1955
(©Jacqueline Spaccini)





Lettera di un emigrante umbro


Nel 1984, un emigrato scrive questa lettera(1), pubblicata nella rubrica La parola agli emigranti di Umbri nel mondo, un giornale concepito e destinato ai corregionali sparsi per il mondo:



Da quel lontano 26 settembre 1956 quando le autorità civili mi concessero un passaporto, compresi la mia condanna di via crucis di dolori e di umiliazioni che si chiama emigrazione.  Ma in essa però c'era la possibilità di impegnarsi per un avvenire migliore per me e la mia famiglia.  Ho incontrato tanti compagni di lavoro sul mio cammino, ma tutti avevano una croce da portare. Il Signore mi ha aiutato a portare la mia non con scoraggiante rassegnazione, ma con coscienza e volontà.
Da emigrato ho lavorato in fabbrica, alcune volte al chiuso, senza aria e senza sole; il lavoro era  duro e monotono, e cominciava la mattina molto presto e andava avanti per otto-dieci ore. Il Signore mi ha dato la capacità di comprendere che il lavoro era necessario, era comunque sorgente di fraternità e di comprensione tra gli uomini anche se ancora talvolta sfruttamento e alienazione.
Certe volte neppure con i connazionali trovavo conforto, comprensione e ospitalità ma bastava un piccolo gesto di amicizia perché tutto sembrasse migliore. Mia madre fu capace di misurare le mie sofferenze e di capirmi. Insieme a lei e a  mia sorella, a mia moglie e a mio figlio, ho trovato conforto e ripreso la mia strada.
Il Signore solo sa quanti nostri fratelli emigrati muoiono nelle strade, nelle baracche, nelle fabbriche, nelle miniere e ad essi EGLI dona la pace alle loro famiglie, dà la possibilità di vivere e migliorarsi, 
Ognuno di noi dovrebbe avere e dare solidarietà senza nessuna distinzione e l'emigrazione lunga e dolorosa ci aiuta a comprendere meglio questa realtà. 
Domenico Melani, Thionville (Francia) 

La lettera viene pubblicata nel 1984, quindi parecchi anni dopo la partenza di Domenico per Thionville (57), in Lorena.
È evidente che lo stile è stato rimaneggiato, sicché le frasi restano un po' rigide e slegate le une dalle altre. Quel che però è autentico è il suo sentimento di sofferenza mista a una imposta solitudine, accompagnato da una religiosa e virile sopportazione.

Pare proprio che tanti anni di permanenza all'estero non abbiano addolcito il rimpianto e la nostalgia di Domenico Melani.

___________
(1) Per leggere la lettera, così come venne pubblicata nel giornale UMBRI NEL MONDO, distribuito gratuitamente in abbonamento agli umbri sparsi per il mondo, clicca qui .


Lettera di Domenico Melani


Perché raccontare l'emigrazione eugubina degli anni Cinquanta in Lorena.

Ecco la copia della lettera da me inviata agli emigrati eugubini (o ai loro discendenti) rimasti in Francia, nella regione lorenese (nei dipartimenti della Meurthe-et-Moselle e della Moselle). La lettera, in versione francese (in italiano, nella nota), era accompagnata da un questionario.

* * * 


https://michevilleairpark.wordpress.com


Jusqu’à aujourd’hui, personne n’a raconté l’histoire des gens de Gubbio qui sont partis pour la France dans les années Cinquante. Personne ne sait quels sacrifices ils ont faits, eux et leurs familles. Aux archives, on ne trouve plus rien : soit les papiers ont été perdus/abimés, soit ils ne sont toujours pas classés.
Bref, vous et vos fils, vous êtes anonymes et inconnus.
Moi, fille d’immigrés de Gubbio à Villerupt, je veux [et vais] raconter votre histoire qui est aussi la mienne.
Mais pour ce faire, j’ai besoin de votre aide : tout pourra concourir à renforcer et enrichir ma recherche (lettres, photos, papiers, bulletins de payes, contrats, billets ferroviaires, cartes postales, vos souvenirs).
On commence donc par ce questionnaire auquel je vous prie de bien vouloir répondre et puis on ira peut-être plus loin avec vous, je l’espère du moins.
Je soutiendrai mon mémoire de master (qui deviendra un livre ou un e-book) le 15 février 2016. Vous serez tous mentionnés, bien évidemment.
Je vous remercie énormément pour tout ce que vous pourrez faire.
Jacqueline (qui a quitté Villerupt pendant son enfance)[1]





[1] Fino ad oggi, nessuno ha raccontato la storia degli Eugubini che sono partiti per la Francia negli anni Cinquanta. Nessuno sa i sacrifici che essi hanno fatto, loro e le loro famiglie. Negli archivi, non si trova più  nulla: i documenti sono andati perduti, si sono rovinati oppure non sono ancora inventariati. Insomma, voi siete anonimi e sconosciuti. Io, figlia di immigrati da Gubbio a Villerupt, voglio raccontare [e racconterò] la vostra storia che è anche la mia. Ma per farlo, ho bisogno del vostro aiuto: tutto potrà concorrere a consolidare e arricchire la mia ricerca (lettere, foto, documenti, buste paga, contratti, biglietti ferroviari, cartoline, i vostri ricordi). Cominciamo dunque da questo questionario al quale vi prego di rispondere e poi andremo oltre insieme, o almeno lo spero. Sosterrò la mia tesi master (che diverrà un libro o un e-book) il 15 febbraio 2016. Naturalmente, voi tutti sarete da me citati. Vi ringrazio dal profondo del cuore per tutto quanto potrete fare.
Jacqueline (che ha lasciato Villerupt  bambina)