giovedì 18 febbraio 2016

Discussione Tesi Master Tracce dell'emigrazione eugubina presso l'Università di Parma

Il giorno 15 febbraio 2016 è stata discussa la tesi Master Tracce dell'emigrazione eugubina in Lorena nella Francia degli anni Cinquanta presso il Dipartimento di Lettere Arti Storia e Società dell'Università di Parma.



La Commissione ha valutato il testo della tesi con il massimo dei voti





martedì 9 febbraio 2016

I Ceri in Francia. A Villerupt... ma quando?

Massimo Bei [che ringrazio]  mi fa pervenire questo ritaglio di giornale pubblicato in un libro cui ha collaborato:

Pietro Mattei  Iosella Vagnarelli - Massimo Bei - Stefano Mancini - Renzo Pierucci: Semonte, tra passato e presente, appunti per una storia, Città di Castello, Edizioni Prhomos, 1989:

La Festa dei Ceri in Francia.
Di che anno è? Il Cero sembrerebbe essere più piccolo di quelli visti in altre foto (e da me inseriti nella web gallery e in questo blog). I volti sono nuovi. Il modo di vestirsi diverso, precedente - direi - alla metà degli anni '50 (tutti o quasi in giacca e cravatta). Siamo ancora a Villerupt, ma...

Se qualcuno si riconosce o riconosce qualcun altro, mi scriva.


foto inviatami da Massimo Bei 


sabato 23 gennaio 2016

PASSAPORTI DI EMIGRANTI EUGUBINI A VILLERUPT

Passaporto di Antonia Mancini in Alunno
nata a Gubbio il 14 dicembre 1915 e ivi deceduta il 22 dicembre 1974
ricamatrice


©Jacqueline Spaccini

©Jacqueline Spaccini

©Jacqueline Spaccini

©Jacqueline Spaccini


Passaporto di Armando (Piero) Spaccini
nato a Gubbio il 18 ottobre 1930






La festa dei Ceri a Villerupt nel 1954

Spesso gli scoop sono dovuti al caso. Dopo mesi passati a ipotizzare quante furono le edizioni della Festa dei Ceri a Villerupt, in Francia, negli anni '50, ecco che Massimo Bei (cui sono profondamente grata) scova nell'archivio diocesano di Gubbio, il seguente resoconto:



photo ©Massimo Bei




Si tratta di un articolo de LA VOCE datato 7 gennaio 1954, dal titolo Eugubini di Francia e Lussemburgo.

In esso si relaziona il viaggio intrapreso dall'articolista (il pezzo non è firmato, ma si può presumibilmente ritenere che sia stato scritto da un sacerdote, Don Quirico Rughi.

Quel che più conta però è il contenuto e l'attendibilità dello stesso. Ho più volte ricordato che gli eugubini ceraioli presenti a tale manifestazione confondono gli anni e/o il numero delle edizioni: son passati tantissimi anni, si fa fatica a ricordare con esattezza.

Invece qui c'è qualcuno (l'articolista stesso) che rievoca [ritengo perché raccontatogli (1)] una festa dei Ceri a Villerupt presso il campo sportivo. Lo scrive il 7 gennaio del 1954, quindi l'evento va ascritto al maggio 1953. Non vi può essere confusione.

Nel testo si legge quanto segue:

Nel mese di ottobre ho fatto un viaggio in Francia e Lussemburgo per visitare gli Eugubini che sono in quei paesi a lavorare. Li ho trovati tutti in buona salute e sempre allegri e mattacchioni. Nemmeno quel clima, sempre grigio e nebbioso, è riuscito a spegnere in essi quella vivacità di carattere e quella naturale allegria, che rende gli eububini così simpatici a tutti. Essi sono molto ricercati e apprezzati, specialmente come muratori: ma non pochi si sono dedicati al commericio o ad altre attività e alcuni si sono formati un’ottima posizione.
Il mese più brutto è, per loro, il mese di maggio! In quei giorni si ammalano tutti di nostalgia. Ma trovano anche il modo di farla passare. Quest’anno si sono messi d’accordo quelli di Francia, del Belgio e del Lussemburgo e hanno fatto la Festa dei Ceri. Un falegname ha preparato i tre ceri: si son fatti prestare il campo sportivo di Villerupt, in Francia… e hanno cercato di rifare alla meglio tutte le principali cerimonio di quel giorno fatidico. Naturalmente erano assi numerosi i ceraioli in divisa. La parte culminante è stata,  manco a dirlo, la corsa. Agli eugubini, si erano uniti anche tutti gli altri italiani di lassù. A un certo punto, non si sa come, si è verificata una caduta generale. Gli spettatori erano preoccupati, pensando che ne dovesse nascere una scazzottata. Invece niente di tutto questo. Ridendo a crepapelle e lanciandosi frizzi mordaci, si sono rialzati, poi si sono presi a braccetto,  e contando (sic) «Fazzoletto puntato davanti» e «Chi è che ti imbarcò…» sono andati a fare una grossa bevuta.
Durante la mia permanenza ho avuto modo di studiare «in loco» i loro principali problemi e mi riprometto di parlarne in una serie di brevi articoli che seguiranno[2].






Ora abbiamo due date sicure: il 1953 e il 1956.
Per il momento è tutto qui.



[1] L'articolista dice di essersi recato a Villerupt nell'ottobre precedente, quindi non può aver personalmente assistito alla festa di maggio '53. Quindi glielo hanno raccontato.
[2] Trascrizione dell’intero articolo «Note di un viaggio. Eugubini di Francia e Lussemburgo», La Voce del 7 gennaio 1954.




giovedì 14 gennaio 2016

La Festa dei Ceri a Villerupt - le varie edizioni

La festa dei Ceri è stata realizzata più di una volta a Villerupt:


I tre Ceri sono pronti ad affrontare la discesa.

Queste immagini risalgono al 1954 (forse al 1953?).. La didascalia della foto recita: « Fête des Cierges le 15 05 1954 à Villerupt  terrain de sport de Cantebonne* »


Di seguito, alcune foto delle edizioni dei Ceri a Villerupt

Quelle seguite dalla data 1956 sono state verificate


l'uomo sulla destra in piedi e in canottiera che allunga il braccio
è Peppe de Rocco (Giuseppe Minelli), falegname che costruì
i Ceri di Villerupt
©Nazzareno Minelli



la foto è tratta dal libro di Carlo Ceccacci
Le isole gemelle. Gubbio-Corsica. Cuginanze d'altri tempi


Sangiorgiari a Villerupt 1956
Al centro, con le braccia sulle stanghe, Marcello Brunetti
alla sua destra Telesforo Gaoti
©Marcello Brunetti 



©Furio Ceccacci
Pausa Ceri a Villerupt (s.d.)
Si riconoscono  Cesarino Bocci  e Armando (Piero) Spaccini


©Marcello Brunetti

1956 - Sulla barella di S. Ubaldo, Armando (Piero) Spaccini
Più in basso in piedi, col maglione a girocollo, Alberto Nicchi, detto Gonnella
©Jacqueline Spaccini

Capodieci di S. Ubaldo in corsa
Armando (Piero) Spaccini (camicia bianca)
1956
©Jacqueline  Spaccini




Famiglia Bocci 

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Personalmente, non sono sicura che la festa sia proprio del 1954

[* Festa dei Ceri il 15 05 1954 a Villerupt campo sportivo di Cantebonne (frazione di Villerupt)]

sabato 9 gennaio 2016

VILLERUPT AL CINEMA: L'anniversaire de Thomas di Jean-Paul Menichetti

Il cammino della speranza (1950) di Pietro Germi
L'emigrazione italiana non è rappresentata esclusivamente dai capolavori immensi come IL CAMMINO DELLA SPERANZA (1950) di Pietro Germi


oppure PANE E CIOCCOLATA (1973) di Franco Brusati.

Pane e cioccolata (1973) di Franco Brusati

Vi è un film realizzato da Jean-Paul Menichetti, immigrato da Gubbio a Villerupt di seconda generazione.




Jean-Paul bambino promette al padre  che un giorno girerà un film raccontando la storia della sua vita, della vita del padre.

Non è però la storia di un'emigrazione in marcia, bensì di un'emigrazione già impiantata, stabile, con le sue poche certezze. Gli altiforni.

E poi anche i giganti cadono giù.
C'est fini, titolerà il giornale Le Républicain lorrain.











Il film si chiama L'Anniversaire de Thomas ed è del 1982 ed è di Jean-Paul MENICHETTI.
Si tratta di un docu-film girato in 16 mm.

Il Thomas del titolo è Sydney Thomas, l'inglese che inventò un procedimento in grado di permettere un miglior sfruttamento del minerale lorenese troppo ricco di fosfati. 
Il tutto durerà 100 anni, dala prima realizzazione industriale del 1882 alla chiusura degli altiforni nel 1982. 

In questo frangente, Villerupt crescerà con l'arrivo di italiani venuti dall'Umbria.







Eccone il trailer (o come si dice in francese: la bande annonce):



Ed ecco il podcast di una trasmissione della celebre emittente radiofonica FRANCE CULTURE dedicata a questo tema:

PODCAST FRANCE CULTURE LE CINÉMA ITALIEN

photo ©Jacqueline Spaccini




mercoledì 6 gennaio 2016

Thionville: il quartiere Côte des Roses

THIONVILLE OGGI

Années 1950-1960

Construction des logements collectifs boulevard Hildegarde et rue Pershing. C’est à cette période que débute l’urbanisation de la Côte des Roses.
Les 2 tours Roland accueilleront leurs premiers locataires en 1961.
En 1967-69, 88 unités supplémentaires seront créées Chaussée d’Océanie, ainsi qu’un ensemble de 74 logements au lieu dit “La Pomperie”.


 l’urbanisation de la Côte des Roses.
http://www.oph-thionville.fr/historique 
THIONVILLE





Molti italiani - e comunque operai immigrati in Lorena - vivono nel quartiere Côte des Roses chiamato anche LA MARRAINE. Al caffè ci si ritrova per giocare a carte.
THIONVILLE 1959
Ottavio DEL FRATE (al centro) Siamo davanti al Caffè del quartiere
Côte des Roses
©Fabrice Del Frate

lunedì 4 gennaio 2016

Fidanzamenti, matrimoni e figli tra emigrati eugubini

Questa comunità eugubina, emigrata nel secondo dopoguerra o comunque nei primi anni '50, è una comunità che si è chiusa dentro a un bozzolo o è evoluta, mescolandosi e integrandosi nel nuovo tessuto sociale? Ha mantenuto le sue radici, rivendicandole oppure ha adottato la cultura del Paese ospitante? Integrazione o assimilazione?

Per quanto riguarda fidanzamenti e matrimoni, per uno che sposa una non-italiana (come per esempio Furio Ceccacci che sposerà una ragazza spagnola), la stragrande maggioranza degli eugubini emigrati in Lorena sceglie di unirsi con una donna italiana, se non addirittura originaria del villaggio di origine, Gubbio. 


Matrimonio tra Dante Alunno e Ottavia
Villerupt, 1956
(in piedi da sinistra a destra: Tullio Nafissi, Armando [Piero] Spaccini,
Ennio Roncigli ["Cica"] e Cesarino Bocci)
©Jacqueline Spaccini


Diamo qualche esempio spicciolo.

Marcello Bertinelli nato a Gubbio il 15.01.1935 da Fernando (muratore) e Lidia nel 1953 va a vivere a Villerupt e lavora come manutentionnaire (addetto al carico/scarico delle merci) presso la società SAVIEM (produttrice di veicoli commerciali per conto della Renault). Nel 1955 torna a Gubbio conosce Amelia Farneti e la sposa nel 1958 a Villerupt. Dalla coppia nasceranno Claudia nel 1962 e Roberto nel 1965. 


Aleandro Laurini (Gubbio, 1937), emigrato in Francia nel 1957 per lavorare alla SOLLAC e mai più rimpatriato, tornava nel suo paesino tutti gli anni per le ferie estive. Durante uno dei suoi rientri, s’innamora di una ragazza del luogo che conosce fin da quando era bambino. Si sposano nel 1959. La porta con sé in Francia, ma per penuria di alloggi adeguati a una coppia, si adegueranno a vivere, per i primi nove mesi, a Waldwisse, a 40 km di distanza da Serémange, sede della fabbrica in cui lavora.

Anche Armando (Piero) Spaccini (Gubbio, 1930) torna al paese natio per sposare la sua fidanzata Annamaria (figlia di un altro emigrato da tempo, l’imprenditore eugubino Ubaldo Alunno). Vivranno prima a Villerupt e poi a Thil.  
  
Ugualmente fa Cesare Bocci (Gubbio, 1933), emigrato nel 1948 e che lavora in acciaieria, alla Micheville, come ajusteur mécanicien (aggiustatore meccanico). Cesare sposa Amelia Stella figlia di un muratore emigrato, ma conosciuta a Gubbio, durante le ferie estive. Nel settembre del 1958, nella chiesa della Nativité-de-la-Vierge di Villerupt. Un prete italiano viene chiamato dal Lussemburgo per celebrare in lingua italiana il loro matrimonio (presente anche il sacerdote francese).

Poi c’è chi nel 1934 è già un oriundo, cioè un francese figlio di italiani. È il caso di Odette Simonelli che è nata a Villerupt il 28 novembre del 1934 ma che poi il 17.06.1958 sposa Claudio Bistocchi col quale mette al mondo Marilinda (1960) e Ferdinando (1962). 

Le statistiche del censimento del 1954 dicono che gli abitanti sono in numero di 1 956 039 unità in tutta la Lorena, di cui il 48% della popolazione straniera è italiana. 

Ancora nel 2009, la metà degli immigrati residenti nella regione sono originari di un paese dell’UE, la maggior parte delle volte dell’Italia. Oltre 32 000 immigrati italiani si sono stabiliti in Lorena, per 2/3 in Mosella e, secondo il rapporto INSEE del 2009, sono ancora la  principale popolazione, secondo uno studio di Ahmed Boubaker[1].

Esempio di famiglia integrata [forse assimilata?]: Ottavio Del Frate (Matelica [MC], 10/01/1924) sposato con Zelinda Fiorucci (Gubbio, 08/05/1924), parte da solo nel 1956, destinazione SOLLAC, Thionville. 
La moglie e i 4 figli lo raggiungeranno successivamente. Vivranno a Serémange, Kuntzig, Thionville e a Basse Ham.
Fabrice è il più piccolo, del 1961. È l'unico nato su suolo francese. Parla ancora italiano, ma gli viene più  naturale parlare in francese.
La foto è stata scattata un 15 maggio (di tanti anni fa), visto l'abbigliamento dei bimbi.



FAMIGLIA DI OTTAVIO DEL FRATE
emigrato da solo nel 1956
La famiglia lo seguirà più tardi
 Peppino ( 1948-2013)
Paola (1950)
Georges/Giorgio (1954)
Wilma (1958)

Fabrice (1961) NON PRESENTE NELLA FOTO


[I  miei cugini di Villerupt - nati tra il 1956 e il 1965 -  non parlano italiano, né lo capiscono. Neppure apprezzano che venga parlato in loro presenza. Loro sono un esempio di perfetta assimilazione e di perdita completa della cultura di origine. Comunque, di una cultura].





[1] Ahmed BOUBAKER, Histoire des immigrations. Panorama général, Dossier  in «Hommes et Migrations», n. 1273

lunedì 28 dicembre 2015

La famiglia BALDELLI di Gubbio emigrata a THIONVILLE (57100) nella Moselle

Questa è la storia di Ada Baldelli e della sua famiglia.
Ada aveva un anno di vita, quando sua madre - insieme con lei e con  il fratellino Adelmo (Aldo nascerà in Francia nel 1964) - decide di raggiungere suo marito Bruno (1), emigrato un anno prima. Hanno lasciato Gubbio per installarsi a Thionville, nella Moselle.



La piccola Ada ha 1 anno. Non è ancora partita per la Francia.





Ada Baldelli ha ormai 3 anni e vive a Florange
nella Mosella (1959)



Qui parlo di lei e della sua famiglia.
In principio, erano i nonni paterni:  Elena Garofolo e Roberto Baldelli. Sono originari di Carestello, un «vocabolo» (ovvero, poco meno di una frazione) a 8 km da Gubbio.
Sono i genitori di Bruno Baldelli.

Qui li vediamo con il panorama appenninico alle spalle.


Elena [1911-2006] e Roberto BALDELLI [1907-1982]
©Ada Baldelli

Dall'altro ramo, abbiamo la bellissima Ada Meniconi, suo marito Virgilio Laurino, ossia i nonni materni della nostra piccola Ada.


Ada MENICONI LAURINO
[1910-1951]
©Ada Baldelli 

Virgilio LAURINO [1911-1999], nonno materno di Ada
Qui impegnato nella guerra d'Africa (1940)
©Ada Baldelli

Virgilio Laurino nativo di Ponte d'Assi (5 km da Gubbio), contadino. Sarà un immigrato anche lui, anche se stagionale, in Lussemburgo. Un lavoratore straniero atipico: comincerà ad emigrare dal 1959, a 48 anni, partendo dalla casa del figlio e della nuora, a Thionville per lavorare alla diga (forse).

Da questi nonni, nascono il papà e la mamma di Ada: Bruno Baldelli e Bruna Laurino. Eccoli qui di seguito:

Bruno BALDELLI come appare nella foto del passaporto 1956

Bruna LAURINO-BALDELLI prima di lasciare Gubbio

Si amano e si sposano.
Ada in braccio alla mamma. Adelmo è il piccolino.
Gli altri due sono parenti 1956 GUBBIO

Avranno 3 bambini: Adelmo, Ada e Aldo.


Bruna BALDELLI insieme con Adelmo e Ada 1957
foto del passaporto
IN PARTENZA PER LA FRANCIA


Adelmo, mamma Bruna con in braccio Aldo e Ada di bianco vestita (1966)


Bruno e Bruna non sono figli unici. Lui ha 3 fratelli e 4 sorelle, lei ha 3 sorelle e 1 fratello, Peppino. Quest'ultimo proverà a espatriare ma non resisterà a lungo: dopo pochi mesi tornerà in Italia.
Bruno e Bruna saranno gli unici della famiglia a emigrare e a restare per sempre lontano da casa.

Bruno è arrivato in Francia insieme con il cugino della moglie, Aleandro Laurini (*):



Bruno lavorerà presso la cokerie agli altiforni; Aleandro come meccanico alla SOLLAC di Serémange (Moselle, 57290)


Ada e i suoi fratelli sono felici di stare con lo zio Aleandro che ha una "nuova" auto (abbastanza inusuale per un immigrato): una 4 CAVALLI a Waldwisse (Moselle, siamo alla fine degli anni Cinquanta)

zio Aleandro Laurini con Adelmo e Ada
Dietro, la 4 CV.




Ada ha frequentato la scuola elementare Saint-Hubert, il collège Paul-Valéry e poi il lycée Hélène Boucher a Thionville. Tanti figli di immigrati italiani e spagnoli. Due ore di lezione di italiano., per non perdere il contatto con le radici.
All'università ha preso la licence en psychologie all'Université de Nancy.
Poi si è sposata.
Lycée Hélène Boucher à Thionville


Nel 2013, come eugubini all'estero, Ada e il suo babbo Bruno hanno salutato Gubbio e l'accensione dell'albero di natale più grande del mondo sul monte di S. Ubaldo (il monte Ingino) dal Marocco, con questo video:




Credits : photos by ©Ada Baldelli 

OGGI (2015)
Mamma Bruna non c'è più. Papà Bruno l'ho intervistato.
Adelmo vive a Joeuf (la città di Michel Platini).
Aldo abita ancora a Thionville, ma ha vissuto anche in Italia.
Ada si è sposata, ha insegnato a Thionville e dal 1980 abita a Rabat, in Marocco, con suo marito dal quale ha avuto 3 maschi: Rachid, Nabil e Karim (due di loro vivono a Parigi).
Quest'estate Ada ha finalmente potuto rivedere la sua Gubbio, insieme con i figli.

Curiosità: il calciatore dell'Empoli Vincent Laurini è suo nipote.
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(1) Parlerò altrove di suo padre, Bruno Baldelli. 


(*) A volte all'anagrafe di Gubbio si sbagliavano o forse lo facevano appositamente. Fatto sta che il nome *Laurino* diventa per un ramo della famiglia *Laurini*, che lo conserverà come tale, Anche nella mia, di famiglia - per un certo tempo - al cognome veritiero *Alunno* verrà preferito *Alunni*. Dalla metà degli anni '70, la famiglia di mia madre è tornata a chiamarsi *Alunno*.






La scolarizzazione dei piccoli italiani a Villerupt, Thionville e zone limitrofe


©Fiorinto Cuppone
la foto ritrae il piccolo Fiorinto Cuppone
(quinto da sinistra nella fila più bassa)
nel 1962, quartiere "les Sapins" di Villerupt


Les enfants d'immigrés italiens dans les écoles françaises (1935-1955) 

master 2  université di Nantes 2010
tesi (mémoire - si dice in francese) scritta da Louise Canette e liberamente consultabile sul sito MEMOIRE online (clicca qui)



La scuola intende favorire l'inserimento dei fanciulli stranieri in Francia per integrarli e farli diventare francesi. Si parla di integrazione nel senso di mentalità da incorporare nel sistema giuridico e sociale della Francia degli anni '50. È fuori questione che il bimbo mostri la sua provenienza nell'ambiente scolastico.

I maestri chiedono ai genitori di non parlare italiano in casa, di parlare solo in francese al fine di favorire suddetta integrazione.

Si richiede inoltre che i bambini non abbiano l'accento (straniero).

collection Jacqueline Fantin-Crampon (emprunté au site MEMOIRE online)

Del tutto digiuni di didattica (1), molti genitori  obbediranno a quelle richieste per amore dei loro figli e  smetteranno di parlare italiano (o meglio il dialetto del proprio paese di provenienza) per parlare uno strano francese peraltro pieno zeppo di errori.

Pochi saranno coloro i quali continueranno a parlare italiano - esclusivamente italiano - ai loro figli.

Uno di questi è Bruno Baldelli. L'ho conosciuto, l'ho intervistato.
Conosco due suoi figli, Ada e Aldo. Hanno frequentato la scuola elementare a Thionville. Metto qui le loro impressioni di bambini, ripensate da adulti.

Aldo Baldelli (classe 1964): 
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videointervista - via skype -  del 21 dicembre 2015
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Adelmo, mamma Bruna con Aldo in
braccio e Ada Baldelli
(Thionville, 1966)
Aldo bambino viveva nel quartiere «Côte des Roses», che all'epoca era prossimo alla campagna, di Thionville (in Mosella). Lui ricorda che era inappropriato, fuori luogo, parlare in italiano, seppure moltissimi bimbi fossero figli di italiani immigrati. 

Per facilitare l'integrazione e probabilmente anche a causa di un malcelato complesso di essere stranieri, i bambini venivano battezzati con un nome francese e non italiano (all'epoca, si usava mettere ai nuovi nati i nomi dei nonni). Non era il suo caso, dal momento che i suoi genitori avevano imposto ai figli i nomi italianissimi di Adelmo, Ada e Aldo.

Non manifestare la propria condizione di stranieri, parlando in francese invece che in italiano, osserva Aldo, denunciava la paura di essere rigettati. Inoltre, a livello scolastico, la cultura d'origine non poteva essere mantenuta agli stessi livelli della cultura ospite (leggi: dominante, n.d.r.), giacché si riteneva che la prima potesse essere di ostacolo al corretto apprendimento  linguistico del francese. A ogni buon conto, si era malvisti se non si parlava francese in pubblico.

D'altronde, dal punto di vista morfosintattico, il sostrato italiano (l'italianità culturale) non era obiettivamente forte: si trattava perlopiù di cultura locale (eugubina, nel nostro caso), e la famiglia di origine spesso non era andata oltre la licenza elementare. Sia pure apparentato col toscano, l'idioma eugubino non poteva dirsi equivalente dello standard italiano, sicché gli errori ortografici (le doppie, le *a* e le *o* con/senza acca, a casaccio) e ortoepici (l'apertura delle *e* e delle *o*, per esempio) dei loro genitori passavano inevitabilmente ai figli.

Bruno e Bruna Baldelli scelsero di parlare in italiano ai loro figli:
«Da parte della mia famiglia, non fu una questione di filosofia, non c’era nulla di pre-ordito, di pianificato: erano semplicemente degli italiani aperti al mondo, tant’è che hanno cominciato a parlare molto presto francese».

Aldo conclude dicendo che per conto suo, l'integrazione italiana è perfettamente riuscita; altra cosa è l'assimilazione. 

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AssimilazioneCon questa espressione si intende quel processo per cui un individuo o un gruppo abbandona la propria cultura e cerca di assumere quella dominante.



Ada Baldelli (classe 1956):

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intervista - via telefono  -  del 28 dicembre 2015
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Ada aveva 6 anni nel 1962. Nella sua classe, su trenta scolari della sua classe, 1/3 erano italiani. Sui 10 italiani, 3-4 soltanto parlavano italiano.

Io ero un'alunna abbastanza riservata. Da piccola, il mio nome non mi piaceva perché non era francese. non volevo essere diversa dagli altri. 

Lei dice:

Je pense que l'immigration, au sens large du terme, porte en elle quelque chose de douloureux... pas malheureux, car les gens quittaient leur pays pour "une vie meilleure", mais la douleur de quitter son pays, sa famille... son soleil, et ce sentiment enfoui d'un espoir de retour. Et nous, les enfants, nous ne savions appartenir ni complètement à l'une, ni complètement à l'autre... une éducation différente à la maison... et à l'école.


[penso che l'immigrazione, nel senso esteso del termine, porti in sé qualcosa di doloroso, non infelice, giacché la gente lasciava il suo paese per "una vita migliore", ma il dolore di lasciare il loro paese, la loro famiglia, il sole e quel sentimento soffocato della speranza di poter tornare. e noi bambini, non sapevamo appartenere completamente né all'una (cultura, lingua) né all'altra... un'educazione diversa a casa... e a scuola

E aggiunge:

I genitori s'istruivano dietro ai loro figli, facendo i compiti con loro... papà leggeva il giornale (francese) e la Gazzetta. La mamma comprava le riviste e s'interessava molto a quel che c'era scritto nei nostri libri scolastici. Imparava a memori le poesie con noi. Le piacevano le illustrazioni dei nostri quaderni di poesia.



Ada ricorda inoltre che la mamma ci teneva tantissimo a che la casa e loro tutti fossero sempre puliti, perché «i francesi ci dicono che siamo sales, che siamo sporchi».
Michel Platini (classe 1955)

Mon italianité s'est, en fait, construite au fil de ma vie. De la Lorraine, où je suis né, on disait alors que c'était une petite Italie. Mais si mes grands-parents, entre eux, parlaient italien, mes parents ont tout fait pour s'adapter à la langue française et à la France. C'était l'après-guerre et le traumatisme était encore bien réel, tout comme le contentieux entre les deux peuples. Il n'était pas bien vu de parler italien.
Alors pour moi, à Jœuf, où la communauté italienne était très solidaire, l'Italie se résumait à l'église et au football, la deuxième religion des Italiens, pour les activités extérieures, et, à la maison, aux pâtes, rituel de la plupart de nos repas. Le dimanche après-midi, tous les Italiens étaient au football, sur le terrain ou autour, et tous les joueurs de l'équipe avaient des noms à consonance italienne. La vie allait de l'église au terrain de football. Ma famille en est l'image parfaite : mon père était footballeur et entraîneur et ma mère faisait le catéchisme (*).
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(*) Michel Platini è nato a Joeuf nel dipartimento Meurthe-et-Moselle, non distante da Villerupt. L'intervista è stata rilasciata a Le Figaro international  il 12.03.2011 (clicca qui per leggere tutta l'intervista (in lingua francese)  pubblicata via web con il titolo: Quelque chose en eux de l'Italie
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Le foto che seguono sono tratte dal sito COPAINS D'AVANT

scuola materna 1955 - Villerupt

Alla scuola materna i bimbi sono ancora in classi miste nel 1955.

classe elementare 1958-1959 - les garçons VILLERUPT
 Alle elementari, le classi sono rigorosamente: maschili e/o femminili. Anche l'ingresso alla scuola è diverso. In pratica, i bimbi dei due sessi non si incontrano mai, spesso neppure alla récré (ricreazione).

classe elementare 1958-1959 - les filles VILLERUPT
Ed ecco due interni di aula elementare [per bambine e per bambini] dello stesso anno scolastico, nella stessa città e nella stessa scuola, la Raymond Poincaré:

interno scuola pubblica 1963 les filles - Villerupt



interno scuola pubblica 1963  les garçons - Villerupt 

Infine metto una foto degli anni '60. Si notano differenze?

1960 classe elementare VILLERUPT




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(1) oggi non soltanto è venuto meno il concetto di integrazione inteso come rinuncia alle proprie origini  a favore del Paese di accoglienza, ma anche per quel che riguarda l'apprendimento solipsistico della lingua (una sola in tenera età), non si è più così chiusi: ci si è accorti che al contrario il bambino che si trova fin da piccolo a contatto con più lingue le apprende entrambe, senza eccessivi problemi.